PUT — IL GIOCO DELLA SFIDA
Il Put è un antico gioco di carte inglese, diffuso almeno dal XVII secolo e probabilmente già praticato nel secolo precedente. Una delle sue più importanti descrizioni storiche compare nel 1674 in The Compleat Gamester di Charles Cotton, celebre manuale inglese dedicato ai giochi dell'epoca. Le sue regole compaiono anche negli appunti di Francis Willughby, redatti tra il 1660 e il 1672.
Era soprattutto un gioco per due persone, rapido e basato non soltanto sulla fortuna, ma anche sul coraggio di sfidare l'avversario e sulla capacità di capire quando questi stesse bluffando.
La sua reputazione, però, non era delle più nobili.
Cotton lo descrive come un gioco particolarmente associato agli imbrogli e alle scommesse, tanto da dedicare parte del suo testo ai trucchi utilizzati dai bari per manipolare le carte. Il Put apparteneva dunque perfettamente al mondo delle taverne, del gioco d'azzardo e degli ambienti meno rispettabili dell'Inghilterra seicentesca.
Come si gioca
Si utilizza un normale mazzo di 52 carte e vengono distribuite tre carte a ciascun giocatore.
Nel Put, però, il valore delle carte è decisamente insolito.
Dalla più forte alla più debole:
3 — 2 — Asso — Re — Regina — Fante — 10 — 9 — 8 — 7 — 6 — 5 — 4
Sì: il 3 è la carta più potente del gioco e il 4 la più debole.
Non esistono briscole e il seme non ha importanza. Quando viene giocata una carta, l'avversario può rispondere con qualunque carta della propria mano: non è obbligatorio seguire il seme.
La carta di valore maggiore conquista la presa.
Si disputano fino a tre prese e chi ne vince due conquista la mano, ottenendo normalmente un punto.
Se due carte hanno lo stesso valore, la presa è considerata nulla e non appartiene a nessuno dei due giocatori.
Ma il vero cuore del gioco è una parola:
PUT.
Durante la mano un giocatore può decidere di sfidare l'avversario dichiarando:
«Put.»
A quel punto l'avversario deve scegliere.
Può rifiutare la sfida, abbandonando la mano: in questo caso chi ha dichiarato Put guadagna un punto.
Oppure può accettare la sfida — nelle fonti indicato come seeing the Put — e continuare a giocare.
Ed è qui che tutto cambia.
Se la sfida viene accettata, non si combatte più per un semplice punto:
chi vince quella mano vince l'intera partita.
È questo meccanismo a rendere il Put un gioco di bluff.
Potresti dichiarare Put perché hai in mano carte formidabili.
Oppure potresti farlo con una mano miserabile, sperando che l'avversario non abbia abbastanza sangue freddo da accettare.
Le fonti seicentesche non sono del tutto identiche nei dettagli: Cotton descrive soprattutto la possibilità del non mazziere di dichiarare Put prima della prima presa, mentre dagli appunti di Willughby risulta che la sfida potesse essere lanciata anche durante le successive prese.
Ed è forse proprio questa la parte più interessante del gioco.
Nel Put non devi soltanto chiederti:
«Quali carte possiede il mio avversario?»
Devi chiederti:
«Ha davvero una mano migliore della mia… o vuole soltanto farmelo credere?»